domenica 7 maggio 2017

Totem e Tabù. Di che sesso (pardon gender) è la statua di Paladino in Piazza Vittoria, Brescia?


Non c’è bisogno di dirlo,  il Bigio era maschio. E il vescovo aveva proibito a suore e preti di passare in piazza Vittoria per evitare turbamenti.  Non so adesso quale siano le condizioni del viril membro dopo anni di stagnazione nei magazzini del comune e maltrattamenti e gradi di resilienza del marmoreo fallo. Ma ce l’aveva di dimensioni realistiche e non modeste, in quest'ambito l’umiltà non è mai stata una virtù. E posa decisa e maschia il pugno sull’anca protesa, il mascellone quadrato a decisa mimesi e specchio del priapesco Maccherone Maramaldo in capo, er ducione nostro, archetipo del celodurismo padano transpadano mediterraneo e italico, exemplum e paradigma ai maschi fascisti, oggetto di libido alle  orde di baccanti fanatizzate che lo assediavano a Palazzo Venezia.  Sempre in tiro, come arco che non falla, diceva il nano cocainomane del Vittoriale.     
Mentre il Totem non si capisce cosa abbia sotto, piatto come un asse da stiro, non si vede un c...zo
Dice una mia amica “il totem di per sé è un fallo, il totem è fallico, e anche l’elmo blu che sta sotto l’arco è in realtà un grande glande, cioè un glande grande, ovvero detto volgarmente una grande  testa di c...zzo. quindi siamo passati dalla parte al tutto, dalla metonimia alla simbologia metaforica”, fa lei, che è un passo avanti, insiste molto appreciative … “non per essere una queen size, ma anche come dimensioni, rispetto al povero cazzetto del Bigio, siamo aumentate” conclude soddisfatta. .
Non sono d'accordo.
Non tutti capiscono le sottili simbologie delle avanguardie che hanno sempre bisogno di una interpretazione, il Bigio nel suo piccolo, era più chiaro e onesto e letterale, pane al pane...pene al pene Li bello alto eretto sempre pronto che poi era uno degli slogan preferiti del fascio, estote parati. .
A ridateci er puzzone.


Er puzzone nostro quando è venuto a inaugurare piazza Vittoria non ha preso l'ascensore del grattacielo, ma ha fatto i trenta piani a piedi, arrivato prima lui dell'ascensore, (Il sindaco di Brescia del Bono come minimo  dovrebbe fare altrettanto all'inaugurazione del totem di Paladino). . Da lui poi hanno copiato tutti, Mao che attraversa il fiume giallo, Grillo lo stretto, Putin petto nudo a cavallo. Trump che dice che uno a una certa età la vecchia moglie la deve rottamare. Per non parlare di Hitler, che anche lui è venuto dopo.
Però lo sanno tutti che a Hitler con le donne non gli tirava, Eva Braun era una povera donna dello schermo. Molte altre adolescenti adoranti pronte all’immolazione di se medesime, ridotte al suicidio ma mai toccate. Come per esempio è stato il caso di una delle sorelle Mitford la Unity, (sono il più grosso esperto in Lombardia delle sorelle Mitford , so tutto di Diana fascista, Jessica, comunista,  Nancy romanziera grande amica di Evelyn Waugh, Deborah duchessa di Devonshire)
Dunque dove eravamo rimaste, a Hitler , che non regge il confronto col ducione nostro, che oltre alla saltuaria concessione alla quotidiana processione di baccanti fanatizzate,  a palazzo Venezia c'aveva la sveltina assicurata in residence con la Petacci che veniva prelevata in taxi collocata in apposito boudoir , spogliata e rivestita di baby doll rosa, babbucce col fiocco simil colore e li aspettava paziente che lui avesse tempo libero dai gravosi impegni politici, per una rapidina, Non tutti i giorni ce la faceva allora lei veniva ricollocata sul taxi e riportata a casa. Fedele fino all’ultimo da Palazzo Venezia a Villa Fiordaliso  a Gardone Riviera a Piazzale Loreto. Testa in giù.
Anche se sul Lago di Garda er ducione nostro si lamentava che non era più come una volta dava  colpa ai soporiferi vapori iodobromici del lago, che magari fanno bene ai canali otorinilaringoiatrici ma non a quelli urouretrogenitali.
“Coitadinho”,  ha detto un brasiliano   cui spiegava questa  storia un giorno a Sirmione.  Che vuol dire “porello”.
La Petacci L’ultima di un lungo catalogo, madamina mia, una, Ida Dalser, messa in manicomio e fatta diventare matta,  un'altra  Margherita Sarfatti,ebrea, dovuta scappare in sudamaerica.  Il ducione immemore e ingrato.   Aveva scritto la Sarfatti grande intellettuale, musa degli artisti milanesi il libro “Dux”, tradotto in tutto il mondo. E aperto all'aspirante Mussolini salotti ed entrature artistiche che sono rimaste poi costanti e non mediocri in livello e qualità, come dimostra la nostra piazza, lontana dai deliri neoclassici in simmetria assiale, di uno Speer, ma coerente con stile eclettico novecentesco scuola di Chicago e e giù di lì che sposa rigore geometrico con citazioni antiche, serliane palladiane , colonne doriche e marmi policromi e cotti.
Ma sì ammettiamolo, furbetto di un curatore Di Corato,  il totem stilizzato non ci sta male, ma il Bigio il Bigio era un’altra cosa..

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