martedì 1 novembre 2016

Nobel non Oblige (Da Sartre a Bob Dylan ,via Fo)



Paolo Poli ( o un suo personaggio in “Femminilità”) ce l’aveva col tè:
“ Detesto questa bevanda anglosassone che ha permesso a tutti di dare dei parties”  

Paolo Poli

Umberto Eco con Internet, perché ha permesso a tutti di scrivere le proprie cazzute opinioni. Ma aveva una scusa, stava tirando le cuoia e si stava convincendo in maniera determinata  di lasciar dietro di sé un mondo peggiore e pieno di coglioni, così da morire contento senza rincrescimenti. Come prepararsi alla morte: "Convincendosi che tutti gli altri siano coglioni"

Chttp://espresso.repubblica.it/attualita/2016/02/20/news/umberto-eco-come-prepararsi-serenamente-alla-morte-sommesse-istruzioni-a-un-eventuale-discepolo-1.251268

Il poeta, premio Nobel, Montale è ovvio detestava tutti i poeti dilettanti, era un lavoro da lasciare a professionisti come lui e ci doveva essere un numerus clausus per i poeti come per notai e  farmacisti.
Il grande Jean Paul Sartre turista in italia nei primi anni 50 cosa detestava?, ovviamente tutti gli altri turisti. Pensando di essere arrivato fuori stagione ed essere  “l’ultimo turista” questo il significato del titolo del libro  La regina Albemarle o l'ultimo turista ,




appena pubblicato da IL Saggiatore, e scopre di essere il penultimo.  Venezia era piena di turisti Roma anche, ed horreur esclama parodiando la dedica di  Baudelaire ai fiori del male, quando ne vede uno che si intromette tra sé e la visione di una chiesa. .
C’est, horreur, mon semblable, mon frère, il tient un guide Bleu dans sa main gauche et porte un Rolley-Flex en bandoulière.
D'altra parte questa mania generale di volere essere unici e non come tutti gli altri, non è prerogativa solo degli intellettuali , il vecchietto Gianni interpretato dal regista De Gregorio in “ Gianni e le donne “ quando va ai giardinetti col suo cane e si siede sulla panchina e vede un altro pensionato col cagnolino seduto sulla panchina fugge terrorizzato “io non sono come lui”.
La sofisticata prosa, le lunghe complicate riflessioni di Sartre ai tempi di Twitter hanno un piacevole sapore inattuale, illeggibile….
Eppure anche in questa alta retorica si insinua in lui che vuole essere l’unico turista, il tarlo  del già visto, del già detto, e come non è possibile su queste città viste riviste rivisitate… per cui Napoli è la putrefazione e Venezia , città sull'acqua il luogo del riflesso...il cielo caduto nell'acqua, il tempo fermato, senza orizzonti di futuro, parrucche fissate nel tempo...venezia non è mai raggiungibile, è il luogo del non esserci, del non da sein...Venise, c’est là où je ne suis pas 
No non è l’unico turista e sfiora la banalità mescolata con rimasugli filosofici heideggeriani. …
La banalità  bestia nera di ogni intellettuale che si vuole distinguere.
Nel 1961 Hannah Arendt seguì   come inviata del settimanale New Yorker a Gerusalemme il processo Eichmann, evitò la  banalità e la facile indignazione, attribuendo la banalità a Eichman...una geniale mossa semiotica che fece incazzare anche i sopravvissuti , nessuno vuole sacrificarsi e morire per  la banalità,  toglieva significato anche  ai morti….
La Banalità …. Sartre rifiutò il premio Nobel perché ogni anno lo danno a qualcun l’altro. Non sarebbe stato  l’ultimo Nobel.
In realtà nella lettera di rifiuto disse una cosa molto seria:  che un intellettuale non deve essere trasformato in una istituzione.

“Le mie ragioni obiettive sono le seguenti: la sola lotta possibile sul fronte della cultura, in questo momento, è quella per la coesistenza pacifica di due culture, quella dell’est e quella dell’ovest. Non voglio dire che bisogna abbracciarsi – so bene che il confrontarsi di queste due culture prende necessariamente la forma di un conflitto – ma che la coesistenza deve avvenire tra gli uomini e tra le culture, senza l’intervento delle istituzioni.”

Sartre era simbolo dell’engagement, della ribellione  anti sistema del non conformismo, era coerente che non si mettesse lo smoking e andasse  al banchetto dell’accademia svedese con le signore in lungo, diamanti e tiara a fare l'inchino al re discendente del generale napoleonico  Bernadotte, (come fece invece un altro anticonformista italiano Dario Fo, che invece smise in fretta  l’abito di giullare anti sistema  e corse a indossare  quello di buffone della corte di Svezia.  uno dei tanti vestiti che indossò nella sua vita, dalla divisa  di repubblichino a quella  pentastellata) a ritirare un premio nato sulla dinamite
Dal punto di vista mediatico è ovvio, il rifiuto di Sartre fu un successo, fece più rumore dell'accettazione. Fu, in questo l’unico e l’ultimo, la vera distinzione, contraddittoria e paradossale per un comunista che predicava l'assoluta eguaglianza.  Ma il suo rifiuto aveva un senso ed era stato ben argomentato.
Il forse che sì forse che no, vado non vado , non rispondo al telefono, sì forse, forse no, di Bob Dylan è un'altra cosa…siamo lontani anni luce dagli anni dell'engagement, dei grandi scontri culturali tra sistemi culturali di cui era stato grande protagonista Sartre.
Il muro è crollato, non c’è più un di qui e un di là. Ryanair ha permesso a tutti di essere turisti, Venezia si è riempita di turisti che quasi non si cammina, negozi kitsch e di gelaterie…
In un mondo  omologato, senza unicità  e distinzioni, dove il principio basilare è l’ossimoro dell'accesso a tutti all'esclusività, è tutto un calderone confuso, non c’è più destra e sinistra, guardie e ladri, le mafie e lobbies governano  il mondo, tutti rifiutiamo di essere eguali,  e lo stato di diritto si sfalda, qualcuno rifiuta il diritto di altri e vuole esserne distinto,   ma cosa succederà senza stato, un ritorno di tutti contro tutti allo stato di natura?
c’è una generale perdita di senso... il nicchiare di Bob Dylan   è vera e propria banalizzazione, no sense, trivializzazione di un premio che una volta era importante e significava qualcosa,  anche nel suo rifiuto. Andy Warhol quando lesse sul giornale la notizia che l'avevano visto in un certo posto, anche se non era vero, non ci andò, perché tanto ormai l'avevano scritto. L'importante era quello, non che ci fosse stato.
La questione è se il Nobel  aggiunga qualcosa di nuovo a Dylan, (che vada prenderlo o no), … nulla di quello che non abbia già. Io penso appunto che non aggiunga  niente, è un secchio d’acqua sul bagnato, solo la scocciatura di andare a  Stoccolma. il Nobel non nobilita più.









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