domenica 18 settembre 2016

Gnutti o Beretta? Tutti e due, anche Gussalli. Umberta la regina bresciana con tre cognomi







Umberta Gnutti Beretta col marito Franco e il figlio Carlo. (Foto da Forbes).
Brescia 2 mesi dopo Christo
Perché c’è un prima e un dopo, sono due ere completamente diverse. Per esempio lei la Umberta Gnutti Gussalli Beretta, nessuno (voglio dire gente come me, il popolino), nessuno la conosceva prima. Certo era nota alle innumerevoli zie Gnutti (quasi un centinaio alcune poverissime) alle compagne delle elementari delle Orsoline (da verificare, se non sono Orsoline sono Canossiane).
Dopodiché lei è partita da Brescia per il gran mondo Lausanne, Geneva, Rome, London New York, of course, and Lugano. “In 1991 I obtained a B.A. in Business Studies from Franklin College in Lugano”. Recita la biografia ufficiale dal suo sito http://www.umbertagnuttiberetta.com/en/bio.php
Ora questo è il primo punto che sfata triti luoghi comuni,  parlando di colleges uno pensa subito a Oxford e Cambridge, siamo sorpresi e felici di sapere che la triste città svizzera nota per le  banche dove gli italiani portano le loro valige piene di soldi, sia invece  un grande centro culturale, dove c‘è il famoso  Franklin.
In realtà una delle zie Gnutti (di quelle poverissime e quindi piena di livore nei confronti delle Umberta) afferma che lei è andata all’estero perché non è riuscita a fare il Liceo Arnaldo ed è ignorante in cinque lingue
Perché dice la zia (in modo non proprio fine parlando in dialetto bresciano), se uno dice cagate anche se le dice in cinque lingue rimangono cagate Aggiungendo una sua teoria linguistica che non deve essere condivisa da Chomsky e nemmeno da me che sono modestamente poliglotta come la Umberta, la vera profondità culturale si raggiunge in uno studio consolidato in una sola lingua. Più lingue si conoscono e più basso è il livello culturale della conversazione. Sapere dire in cinque lingue “passami il sale” non è una cosa di cui essere orgogliosi. Che poi anche questo non è vero alcune cose sono più efficaci in una lingua altre in un’altra, per esempio encület,, secondo me,  è più efficace di qualsiasi fuck off.
Questo lo dico per difendere la Umberta, perché sia chiaro che io non voglio parlare male di lei.   Non voglio fare la figura della poveraccia invidiosa che parla male di una che è più figa più bella più ricca più magra più alta, più chic, insomma più tutto, perché una fa ancora di più la figura della poveraccia….
La Nonna di Proust diceva che Balzac parlava male di un ambiente in cui non era ricevuto.  Per dire che non aveva il diritto a parlare male di gente che in fondo non lo cagava punto. Che però anche questo argomento potrebbe essere ribaltato. Come si fa a parlare male di un ambiente in cui si è ricevuti, non si può o lo si deve fare di nascosto, mentre non essere ricevuti perlomeno da libertà di parlare male, di chi non mi cagherà nemmeno col binocolo, di dare libero e salutare sfogo a astio risentimento e invidia.
A proposito,,  si racconta che il grande  monteclarense Aldo Busi ricevuto a cena nello splendido palazzo rinascimentale di via Musei della regina del burro gorgonzola stracchini, grana padano e affini,  andato in bagno, cristalli marmi rubinetti dorati etc, invece che nel water l’ha fatta sul tappetino, due stronzi attorcigliati tra di loro come due vipere in calore, e poi se ne è  andato superbo e altero, lasciando questo sfregio molto  intellettuale ed elegante alla regina del gorgonzola, e alla borghesia padronale in genere. Grande Busi
Dunque scusate sto divagando non ho più la testa di una volta
Volevo dire che In ogni caso secondo me non è vero che la Umberta è ignorante, per esempio sa costruire degli argomenti con una certa logica, al Financial Times sulla annosa questione dell’abuso della armi in America e delle stragi periodiche, lei giustamente dichiara “ i ragazzi americani sono tutti   sotto l’effetto delle droghe, se io fossi americana mi preoccuperei più di questo”  Those kids are all on drugs If I were American I would be more worried about that
https://www.ft.com/content/5d9ed1c4-2bf5-11e6-bf8d-26294ad519fc
Che anche questo però è un argomento, bisogna dire alla Umberta, che potrebbe essere ribaltato da spacciatori e case farmaceutiche, che potrebbero dire “questi ragazzi fanno danni perché hanno in mano delle armi, e non perché sono drogati”… insomma … è proprio vero che ognuno vede solo il proprio punto di vista . e abolire entrambe droghe e armi?  In my humble opinion sarebbe la cosa migliore …Ovviamente impossibile. figurati
E d’altra parte il marito ribadisce il concetto, non è l’arma pericolosa a ma l’uomo che la usa It’s understandable that a weapon can be dangerous in the hands of someone who isn’t from the right culture. But in the hands of someone who is familiar with guns and does not have mental problems, it’s fine
… che anche questo ha delle fallacie argomentative, si dà il caso che siano proprio persone  con problemi mentali a sparare ,  la libertà di dare a tutti accesso alle armi apre la possibilità che finiscano nelle mani di gente con problemi mentali …allora come la mettiamo?…
Ma torniamo alla Umberta e al suo amore per l’arte e per le organizzazioni benefiche in una    intervista a Forbes
http://www.forbes.com/sites/forbeslifestyle/2014/09/10/inside-the-beretta-empire-a-fashion-line-hunting-lodges-and-an-italian-villa/#767ad9615acc

dichiara che sente molto la nostalgia di New York perché a New York c’erano  tante Charities, in Europa e in Italia non ce ne sono abbastanza  e  non abbastanza buone cause per le dame di carità come lei.
I ricchi in America hanno più occasione di fare del bene che in Italia. Che anche questo dopo il Franklin di Lugano  è una grande sorpresa.
Come fa la Umberta a non capire che la possibilità di fare del bene in America è direttamente proporzionale alla possibilità di fare del male, cioè di sparare alla gente, poi le due cose si compensano e uno vive nel migliore dei mondi possibili, uno  guadagna tanti soldi vendendo armi, ma fa tanta carità coi soldi della vendita delle armi. La perfezione l’armonia prestabilita. E tutti sono contenti…L’unica obiezione che si potrebbe fare è che questi ricchi sono un po’ bulimici, vogliono fare tutto loro, il bene e il male,   proprio tutto loro senza lasciar niente da  fare agli altri…  guadagnare dalla morte e salvare vite umane, fare profitti dalla guerra e dall’odio ed essere amati…
Questa storia della charities poi mi fa venire in mente quella mia zia pia che era talmente buona talmente buona cha pregava il signore perché i vicini di casa  si rompessero una gamba per poterli aiutare ed essere indispensabile, e cosi li vicini che  lo sapevano quando la vedevano si toccavano le palle.. per dire
La relazione delle charities e il jet set è una cosa strana…ascoltando tanti anni fa un’ intervista alla Fox del principe Alberto di Monaco ( di cui detto en passant si racconta la storia improbabile, io non ci credo, che sia stato il primo fidanzato di Casiraghi, poi siccome non c’era speranza di unioni civili nel Principato di Monaco e un matrimonio eterosessuale è sempre la cosa più sicura per il patrimonio e la carriera, Casiraghi ha pensato bene di passare nel letto delle Carolina )  dunque cosa  stavo dicendo? ho perso di nuovo il filo che insomma il principe parlava  della sorella minore più sguincia Stephanie  che dopo aver ammazzato Grace Kelly in macchina, sposato un nullafacente che l’aveva messa incinta sua guardia del corpo che subito l’ha cornificata con una passante, tentato a carriera di modella e cantante pop senza successo si era poi data una calmata presiedendo ben sei charities. Lui il principe ne ha una ventina.
Probabilmente questi qui quando si incontrano parlano molto delle loro charities “tu che charity hai, io quella dei focomelici africani, oh che bello, io invece quella delle bambine col labbro leprino in India, stupendo, e così via io quella dei mutilatini delle guerre dello Zambia absolutely fabulous!
Per carità, ben vengano le charities dei ricchi … dopotutto anche dalla dinamite è nato il premio Nobel per la pace, e come diceva Orson Wells se non c’erano papi corrotti non avremmo la cappella Sistina ma solo orologi a cucù come in Svizzera, è l’eterogenesi dei fini,
E ben venga che presiedere una charity sia una cosa chic e faccia status come la Maserati. e parlando seriamente le cause per cui interviene Umberta Gnutti sono tante e ammirevoli…chapeau.
L’arte dopo le charities,   è la grande passione di donna Umberta, passioni che fondendosi danno origine al suo  mecenatismo culturale, è membro autorevole del Cda Del museo Santa Giulia Brescia di cui ha finanziato la mostra su Christo, .  presiede il club del restauro del Museo Poldi Pezzoli a Milano, dove ha sostituito la povera Marta Marzotto, insomma ci rendiamo conto a Brescia che la Umberta Gnutti ha sostituito la mitica amante di Guttuso e di Lucio Magri la nonna di Beatrice Borromeo in Casiraghi?  Per questo i milanesi la odiano a Brescia dovremmo al contrario essere molto orgogliosi

E poi ovviamente è arrivato Christo, sembra che siano vicini di pianerottolo nel loro grattacielo al Central Park, e da cosa è nata cosa, il resto è storia, o meglio è già leggenda  i poveri cristi si sono alzati alle quattro di notte e fatto la fila per ore sotto il sole cocente, la regione Lombardia ci ha rimesso non so quanti milioni, Christo  invece  sta vendendo i suo schizzi del pontile sul lago di Iseo a 50000 dollari al pezzo , Umberta  come madrina del progetto e proprietaria dell’ isola di san  Paolo  ha raggiunto status di celebrità stellare e planetaria (senza parlare del prezzo potenziale di quell’Isolotto triste)  , poi dicono che l’arte e in particolare  the floating piers siano una cosa inutile, non per tutti.

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