lunedì 1 agosto 2016

Vescovi, abati e i loro figli, ai tempi dell’ultima badessa di Santa Giulia. Bunga bunga cardinalizio.

Tiziano: Polittico, Chiesa di san Nazaro e Celso a Brescia. A sinistra inginocchiato Altobello Averoldi, figlio dell’ultimo abate di Leno, Bartolomeo Averoldi.
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Marzo 2016
Sto facendo una supplenza in Val Trompia, nella scuola media di Sarezzo, il mattino il traffico è da incubo. Arrivo con un motorino scassato, e gli alunni sono alle finestre a ridere di me, a pigliarmi per il culo, mentre salutano rispettosi la profe di inglese moglie di un primario, che scende, firmatissima, da una Audi da quaranta milioni, fa emergere dalla portiera gambe affusolate con tacco dodici, entra nel prefabbricato fatiscente della scuola media valtrumplina come una modella in un foyer di un grand hotel, tra il saluto untuoso di una colonia nullafacente di bidelli salernitani.
Durante la mia lezione di geografia succede di tutto, l’aula è un campo di battaglia, nell’aria volano cancellini, penne, libri, ai miei alunni non frega un cazzo che nei paesi di cui sto parlando sono stato personalmente. Sto dando le perle ai porci e quelli manco le cagano. Che tristezza. Sono esausto dal tanto gridare. Al cambio dell’ora quando entra la profe d’inglese, un silenzio religioso, tutti agnellini, adolescenti prostrati davanti al denaro, allo status symbol, al potere ricattatorio del sesso che straripa dalla baldraccona com/primaria,. Mi rivolge un sorriso beffardo come per dire-visto?- è veramente umiliante …è questo il mio futuro lavorativo?
Scrivo questi  appunti dettandoli all’ipad, che col sistema li trasforma in testo, non è del tutto veloce, bisogna controllare, riscrivere , però posso farlo mentre faccio altre cose, guidare, fare jogging, cucinare, prendo appunti dettando mentre leggo, oppure scrivo a penna con tablet windows, che trasforma il corsivo in testo dattiloscritto, la confusione è grande, il numero dei gadget è proporzionale al tempo che spreco per imparare i vari software, perdo i files dove inserisco gli appunti,  forse sarebbe meglio avere un semplice notebook, o un quaderno …


Voglio scrivere, pensare alla badessa, mi piacerebbe scrivere una storia e siccome di manoscritti già scritti non se ne trovano più, devo scriverla io. (Non posso più ripetere “Ovviamente un manoscritto”, si licet magni etc.). Scrivere anche il processo di scrittura, mostrare la ricerca, le impalcature della storia, (si usa ancora? esiste ancor il post moderno?) magari dopo viene anche la storia.
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Ho rivisto Amanda, l’ho invitata a mangiare uno spaghetto nel mio monolocale del Carmine, le ho detto che sto proseguendo le ricerche sulla badessa, ho cercato in modo molto discreto di sapere se è andata a letto con il Paolo, lo so che non è vero, che Paolo non è proprio l’esemplare di maschio che possa piacere all’Amanda, coì strampalato, languido, asessuato, ma la gelosia è qualcosa di incontrollabile, come una fobia, una ossessione irrazionale che si alimenta di fantasmi, e lei non mi è di nessun aiuto.
-sono tre mesi che non scopo- faccio io, con finta nonchalance, tra uno spaghetto e l’altro.
- è un modo di dirmi che mi sei fedele?  È una fedeltà non richiesta e una informazione non dovuta- Fa lei, indispettita, col solito suo tono da madre superiora, l’ammazzerei.
- vuoi una confessione altrettanto esplicita da parte mia? - fa ironica, e riprende a succhiare gli spaghetti, che ho cucinato amorosamente per lei, quasi annoiata dal dover parlare di queste cose.
- non l’avrai mai, per evitare che tu pensi che ti tradisca o ti sia fedele, quello che faccio non è più affar tuo, della tua vita sessuale non me ne frega un fico secco. Della vita sessuale passata in comune ricordo l’insoddisfazione. Non mi sono mai sentita desiderata, hai mai provato con un uomo?, magari potresti avere erezioni più soddisfacenti- e  rivolge lo sguardo coscienziosamente al piatto, come degno di maggiore interesse  ..
Stronza. Ha ragione se fossi un uomo le mollerei due sberle, le leverei il piatto da sotto il naso e le chiederei di lasciare il mio monolocale.
Cosa rispondere… il silenzio.
Sono tornato su terreno neutro dalla badessa, quella dei vescovi di Brescia ai tempi della badessa.
-C’è da dire che il posto di vescovo a quei tempi, ai tempi dell’ultima badessa, nella seconda metà   del quattrocento, a Brescia era assegnato a persone con levatura internazionale, il Dal Monte è un erudito vescovo umanista, prima di venire a Brescia è stato inviato del papa in Inghilterra, de Dominici è un teologo importante, anche Lorenzo   Zane è tra i personaggi più potenti della curia pontificia del secolo, parente di due papi veneziani.
L’Amanda non è annoiata come potrei temere dalle mie storie sulla badessa, è una donna intellettualmente curiosa, culturalmente omnivora, nonostante il suo caratteraccio è l’unica persona con cui posso condividere le mie passioni mentali, se non ahimè, quelle corporali.
Riflette dopo un attimo di silenzio -Beh se pensi che Venezia era una delle capitali più importanti del mondo di allora, e Brescia una delle città più importanti del dominio di Venezia, ti rendi contro che Brescia era più centrale nel mondo di allora, anche per la Chiesa, adesso ovviamente è più importante il vescovo di Manila, e Brescia è nella periferia dell’impero. -
-A questo si aggiunga che l’importanza del vescovo di allora si misurava nel peso specifico della fetta di economia cittadina che il vescovo controllava direttamente o indirettamente attraverso i benefici ecclesiastici. Azzardo che fosse il trenta per cento, non paragonabile ad oggi, anche se la Curia è tuttora uno dei più grossi proprietari di immobili pregiati in città.  I vescovi, la loro levatura intellettuale, il prestigio e il potere che avevano, erano maggiori, i vescovi bresciani provenivano dopotutto dall’élite aristocratica, dal patriziato veneto.  Facevano carriera religiosa allora i rampolli di buona famiglia che adesso entrerebbero nella finanza e nell’industria. Per arricchirsi e contare, mantenere e aumentare all’interno della chiesa il potere delle loro famiglie-
-Appunto quello che rimproverano alla badessa, a lei non è stato permesso fare altrettanto-
-infatti-
-Certo ci si dimentica che il potere della chiesa a livello economico era altrettanto di quello culturale.  Paradossalmente il rinascimento, un movimento in parte neopagano, è stato finanziato coi soldi della chiesa. Non solo a Roma ma anche a Firenze. I Medici, prima di darsi alla politica, hanno fatto soldi come banchieri del papa, esattori delle decime in tutta Europa, La decadenza dell’Italia è coincisa col fatto che la Germania e l’Inghilterra si sono stufate di pagare le decime a Roma. Lo scisma è stato un danno economico per tutta l’Italia non solo per la Chiesa. -
-M in realtà i vescovi a Brescia non c’erano mai, il vescovado e il beneficio ecclesiastico era compensazione al vero lavoro che facevano a Roma, al servizio di amministrazione dello stato temporale come Lorenzo Zane, a lungo governatore nella città dello stato pontificio, la cura delle anime della città era l’ultima delle preoccupazioni dei Papi-
- Almeno adesso saranno personaggi sconosciuti e mediocri, ma stanno a Brescia, si curano di noi –
fa lei
È vero.  non mi aspettavo questa difesa dei vescovi bresciani contemporanei da parte della Amanda, autrice di irrispettose parodie dei santini religiosi.
-Mi fa piacere che tu ti senti curata dal vescovo di Brescia, chi è il vescovo di Brescia adesso-
-Non lo so. -
-Ecco-
A proposito di religiosi maschi che arricchivano i familiari,
Negli ultimi anni della nostra ultima badessa dal 1478 al 1481 è vescovo di Brescia Lorenzo Zane, un tipino mica male che sembra confermare la tesi di Amanda che agli uomini è permesso di comportarsi male e farla sempre franca. Non gli hanno messo nessuna lapide infamante come hanno fatto alla badessa.
Una importante fonte su Lorenzo Zane sono le    Notizie istorico-critiche intorno la vita, e le opere degli scrittori viniziani. Raccolte, esaminate, e distese da f. Giovanni Degli Agostini, In Venezia : presso Simone Occhi, 2 voll, 1752-1754. ?I pag 177 e seguenti).
Disponibile on line tra i libri google.




Lorenzo Zane è di importante famiglia patrizia veneziana, imparentato con tre papi , Gregorio XII, Eugenio IV, Paolo II,
E’ nipote (da parte della madre, una Condulmer), di papa Eugenio IV, e del cardinale Francesco Condulmer, e cugino di un altro papa Paolo II, Barbo.
Portato a Roma dallo zio cardinale Francesco Condulmer, a dieci anni, ha una educazione umanistica ineccepibile, discepolo di Lorenzo Valla. Nella sua vita è nominato vescovo di ben tre città diverse, Spalato, Treviso, Brescia, e patriarca di Antiochia.
La prima volta a Spalato, nel 1452, appena ventitreenne, tra i suoi primi atti pastorali, cerca di vendere una fortezza del sistema difensivo veneto che stava nella sua giurisdizione, la fortezza di Chissa,  a Stefano duca di San Sabba, gran Voivoda della Bossina, per trentamila ducati, avendo preventivamente ricevuti cinquemila ducati cash, “innanzi di stipulare verun contratto”. Corruzione disinvolta, cinismo rampante al limite della bizzarria. Venezia vede la sicurezza dei suoi territori minacciata.  Zane deve fuggire da Spalato.  Mantiene tuttavia la titolarità del vescovado, nonostante le ostilità di Venezia, si dimette formalmente solo nel 1473 e gli succede a Spalato il cardinal Pietro Riario, nipotino del papa Sisto IV della Rovere, sopra citato, che accettando la sede vescovile di Spalato, tra le tante di cui gode i benefici, lascia libera quella di Treviso a cui succede nello stesso anno, lo Zane, in un tourbillon di vescovati lasciati presi e scambiati come carte da gioco. Quindi Zane torna in gioco alla grande. La sede di Treviso è più prestigiosa di quella di Spalato..
Perché la fuga da Spalato non segna la fine di Lorenzo Zane, anzi. Tornato a Roma inizia una brillante carriera di curiale, tesoriere, governatore (di Perugia e Cesena), militare, partecipa a un minicrociata con il cardinale Carafa contro i Turchi che si ferma a Rodi, all’assedio di Città di Castello, di Todi e Spoleto con il bellicoso Giuliano della Rovere futuro papa Giulio II.
Lorenzo Zane deve barcamenarsi tra Girolamo Riario e Giuliano della Rovere, che dominano la curia pontificia, tra i due partiti Lorenzo sta sempre dalla parte di Giuliano, anzi sembra addirittura che venga coinvolto in una congiura che doveva eliminare Girolamo. Scoperto se la cava ancora una volta.
I veneziani nonostante il precedente di Spalato non si oppongono alla sua nomina a vescovo di Treviso nel 1473.  Di lì a pochi anni, alla morte del vescovo di Brescia, De Dominici, nel 1478, lascia Treviso per Brescia.  I bresciani, che già avevano protestato con del Monte per l’incarico a Vescovi assenteisti, sono costretti ad accettarlo, i veneziani anche.
Una cosa non gli riesce: essere nominato cardinale, nonostante l’appoggio e l’amicizia di Roderigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI, e di Giuliano della Rovere, i veneziani gli preferiscono il più affidabile Pietro Foscari, meno curiale e più veneziano, cruciale nella politica di alleanza tra il papa e i veneziani del 1480, che porta alla guerra di Ferrara.
L’ultimo abate di Leno e suo figlio
Al Foscari   viene tra l’altro assegnato in commenda (e cioè con puro godimento delle rendite senza obblighi pastorali e di residenza) l’altro grande monastero[sergio fa1]  benedettino fondato dai Longobardi, quello di Leno. Ultimo abate di Leno è Bartolomeo Averoldi che cede l’abbazia in cambio del vescovado di Spalato, di cui era titolare il Foscari. Bartolomeo Averoldi è padre, secondo il famoso diarista Marin Sanudo, dell’altro importante Averoldi, Altobello, che appare genuflesso nel polittico di Tiziano nella chiesa di San Nazzaro e Celso. …quindi mentre l’ultima badessa di Santa Giulia  viene estromessa dal suo incarico e indicata al pubblico ludibrio con lapide marmorea, accusata di arricchire i familiari, l’ultimo abate di Leno fa commercio della sua abbazia, (condannandola a una inevitabile decadenza) e favorisce la carriera ecclesiastica del figlio, che diventerà come lui vescovo, di Pola,  e importante nunzio papale, fondando una  dinastia ecclesiastica  che si arricchisce, come gli Zane,  nel ventre della chiesa, alla faccia della badessa Masperoni.
Lorenzo Zane, intanto, come da Spalato deve ben presto scappare anche da Brescia. I Veneziani scoprono che lo Zane è una spia del papa, passa alla corte pontificia tute le informazioni delle sedute segrete degli organi veneziani, che lui ottiene tramite la sua rete di parenti, è costretto ancora una volta a lasciare vacante la sede vescovile di Brescia, probabilmente nel 1481.le date qui sono incerte andrebbero verificate.
In ogni caso Lorenzo si dimette formalmente da vescovo di Brescia solo nel 1484, e sorpresa sorpresa, viene nominato suo successore, Paolo Zane, sedicente nipote, (appena ventenne) dello stesso Lorenzo, che uno storico non sospetto di anticlericalismo Monsignore Paolo Guerrini, afferma essere in realtà il figlio. (La nota di Paolo Guerrini appare a commento alle memorie del Melga, il memorialista bresciano, che porta la notizia della nomina di Paolo Zane a vescovo nel 1484)
Cronaca del notaio Iacopo Melga in  Le cronache bresciane inedite dei secoli 15.-19. / trascritte e annotate da Paolo Guerrini, edizioni Brixia Sacra, 1922,  volume primo, pag 123 nota 2
Come mai i veneziani accettano ancora una volta di nominare vescovo il nipote o figlio di un traditore?  Spiegazione plausibile è che siano stati costretti a farlo nelle clausole del trattato di pace di Bagnolo, del 1484 appunto, firmato tra il Papa e Venezia e che pone fine alla guerra di Ferrara, che si era nel frattempo trasformata in conflitto aperto tra il Papa e Venezia.
Il figlio del vescovo di Brescia
Paolo Zane a Brescia non è da meno gaudente del padre, è prolifico padre di tanti figli bastardi che sistema su importanti sedi ecclesiastiche, a Montichiari e Gambara, verificandosi quindi con gli Zane quasi una piccola dinastia locale che tramanda di padre in figlio, nonostante le loro malefatte, pezzi di chiesa bresciana come feudi personali, con buona pace dei meno fortunati Masperoni.
Un po’ come gli atei devoti contemporanei,  che più sono puttanieri, più hanno una immagine pubblica  rispettabile,   fanno atto  di pubblica devozione alla chiesa, quanto meno ne rispettano i dettami, in privato, Paolo Zane è il paradigma del prelato potente di allora, integerrimo difensore della fede e quindi grande inquisitore di soggetti deboli e marginali, come le donne accusate di stregoneria a Pisogne, (ma c’era già stato il rogo di Maria di Calcinato nel 1480, c’entra il padre?) alla cui persecuzione non sono estranei motivi di rapina economica, ha una vita  privata dissoluta, (perlomeno  secondo i nostri criteri odierni rispetto alla carica) , e una immagine pubblica pia e devota: è il benefattore del tesoro della Chiesa bresciana di un frammento della vera croce, (inclusa in epoca ottocentesca in preziosa teca dorata, il cosiddetto crocefisso Zane), reliquia che Paolo dona alla città con tanto di solenne atto notarile e alla presenza delle autorità civili e religiose, asserendo gli fosse stata donata  dal suo predecessore (il paparino) a cui era stata data da Papa Eugenio IV (lo zietto). Nella rotonda, il duomo vecchio di Brescia. Cappella delle Sante Croci, il sancta sanctorum, il cuore della tradizione religiosa della città.




Reliquiario della Croce del vescovo Zane. Duomo vecchio di Brescia. Cappella  del tesoro delle Sante Croci
Durante una visita alla cappella delle sante croci, avevo appena finito di ironizzare sula quantità di frammenti della vera croce, citando Erasmo che diceva che con i vari frammenti della vera croce si poteva costruire una intera foresta, (del resto si conservavano reliquie di ben otto prepuzi di Gesù dichiarati autentiche dalla Chiesa, e stante alle reliquie esistenti Giovanni Battista doveva essere un mostro più che bicefalo). Non aiuta la credibilità della reliquia la credibilità del donatore, dicevo parlando dei vari figli bastardi che aveva messo in giro, è probabile che il frammento sia quindi della stessa categoria della penna dell’Agnolo Gabriello, reperita da frate Cipolla di boccacciana memoria.
Insomma stavo dicendo queste amenità in portoghese ai brasiliani che stavo accompagnando (provenivano dal sud del Brasile dallo stato di santa Catarina, ho poi scoperto che il loro accompagnatore era un prete e che appartenevano  a una organizzazione religiosa ultraconservatrice, carismatici etc,  che durante la dittatura avevano  appoggiato i colonelli) quando si sono all’improvviso prostrati  e hanno iniziato a pregare ,.
Mai fare ironia su niente, ho pensato, non sai mai chi hai di fronte e magari dopo si incazzano con i tour operators.
Fortunatamente il valore delle reliquie non dipende dalla virtù di chi le ha donate ma dalle fede di chi le ha in venerazione, dice la Chiesa, per cui anche reliquie false hanno la stessa validità.
Non si riesca mai a coglier in castagna la Chiesa. È impossibile falsificare ogni sua affermazione dice il filosofo,
Paolo Prodi giustifica la corruzione della Chiesa, il rampante nepotismo, con l’argomento che in realtà stavano costruendo lo stato, e i nipoti erano l’unico strumento che aveva il papa per costruire il suo stato.
Uno capisce da dove vengono i mali dell’Italia, se lo stato è basato su questi fondamenti, questa mancanza di senso civico, questa possibilità di volta in volta di invocare dio o lo stato, per sfuggire alle regole di entrambi. Non è questo all’origine dei mali italiani? mai, mai essere mai colpevoli e tanto meno responsabili. Mutando la propria appartenenza a seconda della convenienza, Dio Stato, partito, etnia, famiglia….
Invocare Dio per giustificare potere e dogmi e poi dire quando ci sono crimini e magagne che la chiesa dopotutto è fatta di uomini, senza mai riconoscere l’errore.  In possesso della verità assoluta e al riparo di ogni confutazione.
Una cena elegante. Bunga bunga cardinalizio
Chissà se era membro della famiglia anche il cardinale Bernardo Zane che succede, anni dopo, al vescovato della solita Spalato, che riaffiora ogni tanto, comprata, scambiata e assegnata a vescovi con lo stesso cognome.  Assenteista come i suoi predecessori, si addice al cardinale, piuttosto che la noiosa Spalato risiedere a Roma. Di non altro si ricorda di lui se non la partecipazione nel 1513 ad una cena elegante di cardinali gaudenti, dai nomi illustri, Gonzaga, Fregoso, Cornaro, Canossa, Dovizi da Bibbiena, intrattenuti da un frate buffone, fra Mariano, e una putana famosa di Roma la cortesana Albina. La dettagliata relazione del bunga bunga cardinalizio, scritta da Stazio Gaudio al Marchese di Mantova (lanci di cosce di pollo, caraffe di vino rovesciati, volti e vesti imbrattati da sughi, piatti rovesciati), termina con una sublime reticenza, - Dopo la cena, lasso iudicare a Vostra Eccelenza che si fece-
Isidoro Liberale Gatti.Pietro Riario da Savona,francescano cardinale vescovo di Treviso(1445-1474).Profilo storico. Padova,Centro Studi Antoniani,2003. Pag 70
Nel 1513 Lutero aveva trent’anni e stava elaborando nella sua torre in Wittenberg la teoria della giustificazione per sola fede.
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1 commento:

  1. https://corpus15.wordpress.com/2016/08/02/lultima-badessa-di-santa-giulia-389/

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