lunedì 15 febbraio 2016

L’ultima badessa di Santa Giulia. Un thriller teologico storico. Capitolo II

La lapide infamante. 

La Badessa rubava ma il Papa ancora di più, per questo gli hanno costruito la cappella Sistina.  



La lapide infamante della Badessa Masperoni. Museo di Santa Giulia Brescia.
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Nel museo la lapide è in una saletta accanto a santa Giulia crocefissa, senza nome né data, il contenitore che di solito porta un cartellino è stranamente vuoto. È un frammento di pietra vecchia come tanti, la lapide passa del tutto inosservata, questo che è uno dei documenti più importanti del convento più importante della nostra città.
-Eccola- dico, di fronte alle lettere latine scolpite in prezioso marmo greco

-Siamo venuti per questa. Riuscite a leggere? -  ho chiesto, Amanda ha fatto l’Accademia ma anche lettere classiche, l’ho chiamata apposta per aiutarmi a tradurre, io, nonostante un esame di latino all’università non ricordo più un acca, sono passati ormai dieci anni. Anche Paolo, essendo uno storico è abituato a tradurre testi latini.  E però ci abbiamo messo due ore.  Con la custode ipercoiffeurata che andava avanti e indietro nevrotica, e ci controllava da lontano e una volta è venuta a dirci di abbassare la voce.
-ma non c’è nessuno -ho risposto incazzato .- non si può stare tranquilli, noi siamo guide, degli studiosi-
Il problema è che siamo nella zona incustodita del museo, avevamo detto che stavamo solo dieci minuti, e i siamo stati due ore,  e lei dovrebbe stare altrove.
-Lo fa per rompere - ha detto l’Amanda. -vado là e le rovino la permanente-
-È solo una più sfigata di noi, povera donna, abbiamo pazienza-fa Paolo magnanimo.
Le discussioni tra Paolo e Amanda sono state infinite, per esempio per tradurre debitum finem recipit, lui diceva “fine appropriata”, lei “debita conclusione. Però ce l’abbiamo fatta.
La versione definitiva, corretta e purgata che ho trascritto con calma a casa è dopo il testo latino.
"HUIUS DORMITORI LOCUS ANNO DOMINI MCCCCDOCII PRINCIPIUM SUMPSIT, DOMINA ELENA DE MASPERONTBUS PRESIDENTE ABBATISSA, QUE, UT AFFINES SUOS FACULTATIBUS MONASTERII LOCUPLETARET, AB OPERE IPSIUS LOCI PER ANNOS QUINQUE CESSAVIT; SED ANNO Domini MCCCCLXXVIII, ITA REQUIRENTIBUS MONIALIBUS, ABBATISSA IPSA IN CAPITE ET IN MEMBRIS AUCTORITATE APOSTOLICA VISITATA ET MONASTERIO IPSO AD DEBITAM  OBSERVANCIAM REDACTO, OPE AUXILIO PARITER ET FAVORE MAGNIFICORUM DOMINORUM EUSTACHI BALBI POTESTATIS ET FRANCISCI DIEDO DOCTORIS CAPITANEI AC SOLICITUDINE DOMINORUM PETRI DE CALINO ET ARMABEN1 DE  GAVARDO  GUBERNATORUM  ET ANTONI  DE  YSEO NOTARII, LOCUS IPSE DEBITUM FINEM RECIPIT, ABATISSA PREDICTA, SIC EXIGENTIBUS DEMERITIS SUIS, AB AD­MINISTRACIONE ET REGIMINE IPSIUS MONASTERI IN PERPETUUM REMANENTE SUSPENSA ET INTERDICTA."
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"La costruzione di questo dormitorio cominciò nel 1472, mentre era badessa Elena Masperoni, che, per arricchire i suoi familiari con le proprietà del monastero, sospese i lavori per cinque anni; ma nel 1478, su richiesta delle monache, la badessa fu sottoposta a visita apostolica e il monastero fu restituito alla debita osservanza, con l'intervento dei magnifici rettori, il podestà Eustachio Balbi e il capitano dottor Francesco Diedo, e per sollecitudine dei governatori Pietro da Calino e Armabene da Gavardo e del notaio Antonio da Iseo, la costruzione del dormitorio ebbe la debita conclusione, la detta badessa, come richiedevano i suoi demeriti, fu sospesa e interdetta in perpetuo dall'amministrazione e dal governo del monastero."
E avevamo appena finito di stabilire il testo e di tradurlo, che l’ipercoiffeurata si è messa accanto a noi e continuava a guardare l’orologio.  Alla fine è venuta a dirci che stavano chiudendo con l’aria tutta soddisfatta di chi alla fine ha vinto.
-parenti!- faccio io- si chiude, andiamo altrove, tanto ho la fotografia sul tablet -
Usciamo. Sono le cinque e un quarto. Alla fine di gennaio le giornate non hanno più la cupezza di dicembre, non fa assolutamente freddo, anche se è umido e triste.  Il decumano massimo, via Musei, è una delle vie più deserte del centro. Dai palazzoni austeri trapela la luce dei grandi lampadari di Murano, qualche segno di vita, qualche gatto, camerieri filippini in livrea, è un altro mondo in cui non siamo ricevuti,  i soffitti affrescati si intravedono dietro le tende passando.
Passiamo davanti al tempio di Vespasiano . -Pecunia non olet- fa Paolo, è un riflesso condizionato . -Parole sante-.
L’Amanda è alta magra chic, fuma per strada con le braccia lunghe eleganti e distese, una mantide religiosa, una Crudelia De Mon in pelliccetta sintetica, come amerei farmi stritolare da quelle braccia!
Paolo ha un imponente cappotto di lana cammello, da padrone del vapore, ci balla dentro, ma copre la magrezza impressionante del suo corpo.
-L’ho preso alla Caritas- fa con umiltà compiaciuta, per dire che non avrebbe potuto permetterselo altrimenti.
-Ma sta zitto, non dirlo a nessuno che fa la sua porca figura-
Paolo si veste al centro di distribuzione della Caritas con l’eleganza di un nobile decaduto, l’hanno visto fare la fila alle 11 di sera di fronte al Camper Emergenza in via Leonardo da Vinci  tra barboni e drogati di varie nazionalità a ritirare il suo panino, che ha addentato con soddisfazione perché era gratis. . Vive con un signore anziano in via Apollonio, a cui fa da damo di compagnia, sembra però che anche questa residenza sia precaria, il signore si lamenta della continua assenza del suo maggiordomo
Io ho un giubbotto senza maniche che uso come salvagente in canoa. Preso al Decathlon ci sono molto affezionato. E in ogni caso costa dieci volte meno che un Moncler.
Passeggiamo. Per le strade che erano una volta dello shopping chic, i portici, corso Palestro, coi negozi chiusi per colpa delle tasse dello stato, recitano i volantini incollati, trasformate in provvisorie gallerie d’arte per non farle sembrare troppo vuote e aumentare la tristezza e il degrado,
-non è mica male- dico, mentre guardo una vetrina con degli acrilici semi figurativi tra il Basquiat e il Mondrian, -vendono qualcosa? -
-figurati- fa Paolo
- decorazioni di interni- fa l’Amanda, ogni artista disprezza quello che fanno gli altri. E per lei tutto per esser arte deve anche essere uno statement “contro” qualcosa, lo stato la società la religione, l’arte precedente, altrimenti è solo interior  decoration-
È appena tornata da Madrid, dove le hanno dato una borsa per un progetto, da lei elaborato intitolato SM Sms, e sono clip  concettuali, montaggi grafici trasmessi in messaggi al cellulare, con tematica religiosa a rilettura sadomaso, madonne col cuore trafitto da sette spade, Sebastiani in bondage  sanguinolenti ma con vistose erezioni, sante con legature, corsetti cappucci bavagli, Sante Lucie con piattino e  bulbi oculari in bella vista, ma che ammiccano cieche e allusive,  sante sofferenti estatiche e voluttuose, con palme dl martirio, spade, catene, cilici. Marie Immacolate molto sexy con corone di rose sovrabbondanti, Gesù fighettoni hypster barbuti che aprendo l’impermeabile, mostrano il sacro uccello invece che il sacro cuore, blasfemi al limite del vilipendio, di cui farà la versione per arazzini a punto croce, un riflessione meta-kitsch sulla cultura dei santi , non tanto  originale a mio avviso, ricorda molto le foto di Pierre and  Gilles,  i fotografi di  Jean Paul Gaultier, se non fosse per la nuova tecnica digitale.
-A saperlo prima ci mettevo anche santa Giulia crocifissa con le sue tette strappate. L’ha impressionata molto l’affresco del Ferramola in santa Maria in Solario.

La tortura di Santa Giulia, Floriano Ferramola, Santa Maria In Solario Brescia.
A Madrid è vissuta in appartamenti senza riscaldamento le è venuta una bronchite che non le è ancora passata, che lei contribuisce a mantenere fumando come una turca
-ormai siamo a livelli di povertà dickensiana, giovani poveri che muoiono d’inedia nelle soffitte delle capitali europee-
-Oh! Sarebbe meglio morire in una soffitta a Parigi o a Londra! dopo Erasmus, stages, masters in mezzo mondo tornare nell’orribile ano, questo orribile orifizio padano a respirare la diossina e il PCB delle fabbriche bresciane, come posso vendere le mie creazioni nella patria di Gandolfini!-.
Oh! Anch’io rimpiango le favelas di Salvador da Bahia, gli allevamenti di Emu della Western Australia, dove facevo il pastore, gli eucalipti della mia casa di legno in Lyons Street, di fronte alla spiaggia di Cottesloe, i Norfolk Pines che si stagliavano eleganti sull’oceano indiano. Cosa sono tornato a fare nel buco padano?
-Gli Emu sono tacchini giganti- mi metto a raccontare - e una particolarmente grande di queste tacchine, una gigantessa mostruosa di cinquanta chili, si era presa una passione per me, mi inseguiva mostrando la purchiacca aperta, rossa e sanguinolenta, si metteva in ginocchio per offrimela, e faceva dei versi lamentosi, quasi umani, capita a volte in condizioni di cattività, le lasciano separati dai loro maschi, che abbiano fissazioni erotiche trans specie, per i guardiani. E insomma era pericolosa, sono bestie molto grosse, mi inseguiva tutte le volte che entravo nel recinto per dare loro da mangiare. una beccata ed ero morto.  Hanno dovuto abbatterla, mettere fine alla sua sofferenza--
-Dio che storia triste, l’amore infelice! -
-vedi tu che ti lamenti che non piaci al genere femminile, mentre la tacchina infelice ha sentito in te il maschio! -fa quella stronza dell’Amanda
-e, tu invece niente, non sei mai stato come dire tentato, potevi, voglio dire, amor ch’ha nullo amato…-
-per carità, ti prego-
-che storia triste, è sempre così, oh tacchina infelice!  un amore non corrisposto-
-e senza dirmelo mi hanno poi dato da mangiare delle bistecche della povera uccella-
- ma dovevi rifiutarti-
- me l’hanno detto dopo, per pigliarmi per il culo-
-il cinismo australiano, sono discendenti di galeotti-
-l’amante che mangia il cuore dell’amata a sua insaputa, come in una tragedia elisabettiana-
- ah l’Australia! uno non sa cosa dire a un australiano, cominciano a parlare solo dopo due pinte di birra, però vivevo con un paio di short-
Da dicembre Paolo va avanti e indietro da Bergamo dove gli tocca pagare tremila euro di corso abilitante senza sapere se mai avrà una cattedra. Mi domando dove trova i soldi secondo me rivende i vestiti della Caritas, fa la cresta sulla spesa al vecchietto con cui vive.
Io mi rifiuto di pagare per una abilitazione che non mi garantisce il posto, dopotutto ho tre lavori, precari ma tre.
-Volete sapere il mio ultimo slogan, per una ditta che fa cofani mortuari? il genere non è in crisi di morti ce n’è sempre-.
-Perché morire sempre su satin grigio avete mai provato il rosso fucsia, il blu elettrico, il giallo Wedgwood, cofani Calamai come non li vedrete mai-
-Per carità! - fanno tutti due, e Paolo si è toccato le palle.
Gli amici!  Non ti danno mai nessuna soddisfazione
Ci fermiamo in piazza Duomo, il fungo incandescente permette di stare fuori all’aperto, così l’Amanda può continuare a fumare, arrochire la sua voce sexy. ,
Brescia è piccola, conosciamo tutti qui, di vista se non di persona, il tramviere che scrive romanzi, l’attore che per vivere vende Vaporelle, il tipo che vende tartufi della Valtenesi in tutto il mondo  e va avanti e indietro come un matto dalla California all’Alaska senza sapere una parola d’inglese, la cantante di Travagliato che si chiama Tanghettti ma  in  arte Flick,  Amanda controlla come un periscopio la clientela, con quella aria indifferente che tutto vede e registra, mente alita fumo sussiegosa. Paolo dà un’occhiata che sembra lasciare una striscia di bava al collo tatuato della cameriera
Un pirlo un Sanbitter e un prosecco.
Arrivano con le pizzette schifose che servono in questo bar. L’abitudine degli aperitivi è mefitica, è caro e rovinano il fegato.
Tiro fuori il tablet e mi riguardo le foto della lapide
-L’aperitivo ci andrà di traverso- fa Paolo, per dire che li faccio lavorare anche mentre mangiano
-pago io  of course- rispondo per dire che andiamo avanti a lavorare dal momento che pago io i  loro  aperitivi.
I vicini ci guardano, come siamo strani a mangiare guardando il tablet acceso e parlare a voce alta.
-Insomma la badessa Elena Masperoni voleva arricchire i suoi familiari lucrando sui lavori di ampliamento del convento, e questo l’ha dannata ad essere rimossa dal suo sublime incarico: l’ultima badessa di santa Giulia! –fa Paolo a bocca piena, ha già attaccato ferocemente le pizzette
-intendiamoci ultima badessa perpetua, cioè a vita, e con tutti i poteri che aveva, - preciso io -dopo di badesse ce ne sono state altre, ma non a vita, duravano tre anni, e non avevano i poteri che avevano prima, erano sottoposte ad un’autorità centrale, non avevano più autonomia amministrativa, la diposizione dei beni del convento, di nominare i loro confessori, i preti che amministravano le funzioni nelle loro chiese,  hanno tolto di mano tutte le proprietà, a lei e a tutte quelle che venivano dopo, è questo il nocciolo della questione-dico sputando un’oliva.
Amanda tace osserva vaga le bollicine del suo prosecco nella flûte sottile, disdegnando le pizzette, le gambe parallele di traverso, da vera signora, elegante come la Santachè quando va a Porta a porta dall’ignobile Bruno Vespa.
-È una lapide infamante -fa Paolo- c’erano lapidi colonne, dipinti infamanti, c’è un articolo di Vasco Frati che spiega tutta la faccenda- mangia una pizzetta dietro l’altra con velocità impressionante.
-la famosa colonna infame dell’untore, Manzoni-
- i protagonisti della congiura dei Pazzi erano ritratti impiccati in un affresco infamante su palazzo del Bargello, poi distrutto dopo la caccia dei Medici da Firenze-
-appunto, una pubblica gogna, per punire ricordare e dissuadere altri dal seguire il cattivo esempio. Non c’era Internet non c’erano i giornali, mettevano le teste degli impiccati in bella vista sulle mura della città, inchiodavano le mani dei ladri, esponevano i delinquenti nella loggia delle grida in Broletto. È la strategia del fango, l’equivalente del metodo Boffo, quando Berlusconi ha voluto fare fuori Fini ha trovato la storia dell’appartamento di Montecarlo del cognato Tulliani; gli archivi dei potenti sono pieni di notizie compromettenti dei loro nemici, le tirano fuori quando ne hanno bisogno, e fanno pubblicare dai loro giornali, un sistema molto complicato di ricatti incrociati, allora non avevano i giornali scrivevano sulla pietra-
-Un paragone azzardato. Come mezzo per sputtanare qualcuno una lapide in latino non mi sembra molto efficace, l’ottanta per cento della popolazione era analfabeta, e probabilmente solo il tre per cento sapeva il latino, e poi se la lapide la mettevano nel chiostro, dove la vedeva una dozzina di monache, tanto valeva che affidassero la notizia a un piccione viaggiatore, secondo me al contrario volevano fare le cose di nascosto-
-Be certo, dovevano farlo sapere agli addetti ai lavori, alle monache, per dare colpa alla badessa Masperoni che avevano tolto l’autonomia al convento, un capro espiatorio,  non al popolino che non contava niente, non penso che la lavandaia che lavava le mutande sporche delle monache, al contadino che vangava i campi del convento fregasse qualcosa, “è un volgo disperso che nome non ha” cambiano i padroni ma a loro tocca sempre servire, è ovvio che deve essere stata una battaglia all’interno della classe dirigente. -
L’Amanda tace. Paolo tace. Ha finito di mangiare.
-Mangiamo qualcosa da qualche parte? In pizzeria? -. Paolo fa veramente schifo, è un pozzo senza fondo, dopo aver spazzolato gli stuzzichini, probabilmente non mangia da una settimana.
-ma scusa non siamo già strafogati di pizzette? - cerco di ribadire, inutilmente, sanno che mi tocca pagare. Amanda tace e acconsente
Oltretutto nel centro della città le pizzerie non ce ne sono più stanno scomparendo come i cinema, un giorno rimarranno solo le banche, e qualche vecchietto.
Siamo tornati indietro, andati in quella di corso Magenta, la colonna di legno e la gettatina veneziana del pavimento le danno un’aria molto dignitosa e passè, una decina di camerieri attendono un numero molto inferiore di clienti.
-Possiamo metterci nella saletta di la – ho chiesto. …
-Ma perché questa ossessione per la badessa? - chiede Paolo, che si siede contento di essere di nuovo ad un tavolo imbandito, rosicchiando nevrotico un grissino dietro l’altro. I sacchetti vuoti si accumulano in attimo davanti a lui, dà persino fastidio
-Ma perché è importante, è l’ultima badessa, la visita guidata che organizza la direzione del museo fa schifo, approssimata superficiale, con una impiegata che si traveste da Elena Masperoni e dice tre stronzate, al limite del cattivo gusto-
-burocrati- fa l’Amanda
-voglio preparare qualcosa di serio di diverso-
Adoro la badessa perché adoro le donne autoritarie, dovrei aggiungere, guardando l’Amanda, con quelle spalle larghe da uomo, l’aria autorevole e severa, lei sarebbe una splendida badessa, penso, come amerei essere un suo curato, un suo confessore, essere prostrato ai suoi piedi mentre lei, come un signor feudale mi impone le mani, e mi nomina Arciprete di San Daniele.
E poi mi interessa la badessa perché mi affascinano i conventi, anch’io sarei stato un monaco, allora, cos’altro avrebbe potuto fare un intellettuale povero? Ho nostalgia del convento come di un utero materno, in questi tempi dove tutto è precario, l’identità, i rapporti umani, il lavoro, cosa c’è di meno precario di un convento? Ogni giorno si ripete eguale all’altro, una struttura fissa e rassicurante, l’ipnotica melodia dei salmi in gregoriano.
- Certo che la lapide era per gli addetti ai lavori. Venezia era paranoica rispetto al segreto dei suoi affari interni, lasciava trapelare il meno possibile, la Chiesa anche, altro che trasparenza, allora come ora…Basta vendere l’anima all’inizio e poi ti proteggono, qualsiasi cosa tu faccia, dal furto alla pedofilia.  Hanno autonomia amministrativa, e fanno il cazzo che ne hanno voglia dei soldi che finiscono nella cassetta delle elemosine, probabilmente più adesso che ai tempi della badessa di santa Giulia, le diocesi e il Vaticano non pubblicano i loro bilanci, non hanno nessuno a cui rendere conto, in un sistema autocratico che funziona per cooptazione dall’alto -
-che schifo, una semimonarchia maschilista, la base non conta un tubo - fa l’Amanda.
Una margherita, uno spaghetto alle vongole, un calzone, due birre medie e un prosecchino.
Con quell’aria languida e sottile, Paolo mangia come un drago. Idem l’Amanda non so deve mette tutto, così magra, devono essere i nervi il fumo l’ipertiroidismo. Mangiano, mangiano a mie spese
-anche adesso, l’uso che fanno dei soldi è assolutamente fuori dal controllo di chicchessia, ogni giorno c’è uno scandalo nuovo, come questo abate di Montecassino, il vescovo Vigorelli, di cui hanno parlato i giornali recentemente, che a Dio preferiva Dior , ai chiostri di Montecassino le hall dei Grande Hotel di Parigi Berlino Londra e Rio de Janeiro. Sulla patena d’oro non metteva le ostie consacrate ma le strisce di coca e con l’8 per mille della chiesa, e i conti del convento come un proprio bancomat lui e suo fratello a proposito di parenti, è riuscito a spendere in un anno 5000 mila euro-
- È persino simpatico l’abate libertino, sembra uscito da un romanzo di de Sade-
Pausa. Poi vogliono anche il dessert!
Un profiterole una sambuca doppia un caffè normale e un decaffeinato. A mie spese. All’Amanda piace molto la Sambuca è l’unica cosa che ha di gusti femminili., la sambuca, questo liquore dolciastro e disgustoso.
- beh a livello locale avviene la stessa cosa, prendi l’esempio del parroco di San Giovanni al Carmine, qui a Brescia, ha lasciato, il buon don Amerigo, quasi tre milioni di euro di debiti, l’hanno rimosso, ma l’hanno fatto in sordina, non hanno detto: lo rimuoviamo per i debiti, ma per motivi pastorali. E noi parrocchiani, io abito al Carmine, avremmo diritto di vedere le carte di sapere dove sono finiti i soldi della parrocchia o spesi nel nome della parrocchia, i debiti fatti nel nome della
parrocchia, o no? -
-Ci vorrebbe anche per don Amerigo una bella lapide infamante nel chiostro della chiesa di San Giovanni, per me che ci abito di fronte sarebbe una bella soddisfazione-
-figurati, altro che lapide infamante Il sindaco gli ha dato il premio Vittoria Alata, per l’appoggio nella campagna elettorale-
Invece della lapide infamante Il sindaco di Brescia premia don Amerigo con la Vittoria Alata
-Però fa piacere che hanno rubato anche le badesse, per pari opportunità con questo abate di Montecassino marchette coca, viaggi, in cerca non delle pecorelle smarrite ma di cazzi sulle chat gay come Grindr-
A questo punto l’Amanda che è stata zitta fino ad allora è esplosa, si è alzata in piedi, deve essere anche l’effetto del caffè, della sambuca doppia, tra l’allarme dei camerieri, i vicini di tavolo nella saletta piccola, che ci guardano allarmati.:
-ma non rompetemi, quali pari opportunità, ma stiamo scherzando? Ma vi rendete conto, paragonare la badessa Masperoni all’abate Vigorelli?  hai mai sentito di una badessa che si fa di coca e i ragazzini? Che viaggia dal Brasile a Berlino-
-beh in qualche film di Almodovar-
-siediti per carità-
-Non rompermi il cazzo, Quali altri lapidi esistono, che accusano papi, abati, vescovi, di aver arricchito i loro familiari? Dimmi subito, voglio sapere, quante lapidi infamanti esistono per uomini di chiesa che rubavano per i loro familiari- ha urlato rivolgendosi a Paolo.
-Oddio probabilmente esistono, cosi su due piedi non so, mica sono un esperto so per certo che la repubblica di Venezia usava lapidi come questa per chi si impossessava di denaro pubblico -
-non tergiversare, fuori i nomi subito, quali altri lapidi infamanti esistono per vescovi abati, papi? –
-Ti prego non urlare, dobbiamo sempre farci conoscere dovunque andiamo - ho implorato all’Amanda, la trovo terribilmente sexy quando urla, ma è obiettivamente un po’ imbarazzante, è imbarazzante.
- la lapide è una testimonianza comica, grottesca, nella sua unicità, povera badessa perché proprio lei accusata di voler arricchire i familiari, quando lo facevano tutti. - continua l’Amanda finalmente un po’ acquietata e seduta, è ovvio che si sta identificando nella badessa, ha, del resto, le  physique du rôle, potrebbe essere tutto, una preside, una presidentessa, una giudice, un capitano d’industria,  una badessa, alta bella altera, con uno scettro, un bastone pastorale, un fucile, una frusta in mano.
- Quando le cariche ecclesiastiche si compravano è ovvio che la famiglia voleva qualcosa in ritorno, lei era stata messa lì dalla famiglia per fare i loro interessi. Quelli più potenti della sua famiglia, la classe dirigente veneziana, i nobili, della città, l’hanno fatta fuori. Se ci fossero lapidi infamanti anche per gli uomini di chiesa che rubavano le città italiane dovrebbero esserne lastricate, mentre è rimasta solo questa- conclude Amanda accalorata.
-ma certo hai ragione era una scusa, le città italiane dovrebbero esserne lastricate, volevano farla fuori comunque, hai ragione-
-cari miei era una donna, noi donne dobbiamo sempre comportarci bene, mentre voi uomini potete comportarvi male e la passate sempre liscia e ha finito di tracannare il residuo di doppia Sambuca. Da quel momento se mai era stato possibile, era pericoloso contraddirla.
- è ovvio che dipende da cosa rubavi, quanto, se rubi tanto lo sanno tutti non si chiama rubare, e dipende da chi sei, al papa mica mettono una lapide infamante-
-Chi era il Papa di allora? -:.-
- Sisto IV della Rovere


Papa Sisto IV delle Rovere con il Platina e i nipotini: i cardinali Pietro e Giuliano e Girolamo Riario. (Melozzo da Forlì. Pinacoteca Vaticana. Roma)
-Uno di quei papi che hanno fatto a dire a Orson Wells, che gli svizzeri non sono mai stai corrotti ma hanno lasciato in eredità solo il cucù, mentre noi, al contrario…papa Sisto, la biblioteca e la cappella Sistina e ponti e ospedali, e tante altre cose. Insomma qualcosa è rimasto, se non rubava non rimaneva niente-
Di Sisto della Rovere so tutto anch’io, ho fatto un esame di storia rinascimentale e mi sono anche preparato per l’occasione, per la verità, e quindi ho cercato di rubare la parola a Paolo, in una gara a chi ne sapeva di più.
-Sono gli stessi di Marina Lante e di Lucrezia, l’ex moglie di Luca Barbareschi? – chiede Amanda
-Loro-.
-Signur, continuano a tormentarci nelle cronache rosa-
-Purtroppo non si sono ancora estinti, proseguono per rami laterali-
-Marina ha confessato di aver fatto marchette in gioventù,
-non ne dubito-
-Molte dinastie iniziano da lì, dalla marchetta, Giulia Farnese amante di Alessandro Borgia ha fondato la fortuna dei Farnese, darla via ai maschi potenti è il metodo più sicuro per arricchire i familiari, altro che fare la badessa. La donna si copre d’oro se è l’ancella del letto, non si tollera che abbia potere in proprio.  Il fratello di Giulia diventa cardinale per merito suo e poi addirittura Papa, Paolo III, quando si parla di casting couch, come si diventava papa attraverso la fregna!, infatti quando era cardinale lo chiamavano non cardinal Farnese, ma Fregnone- dico io che amo il gossip storico erudito.
-E insomma non divaghiamo- ci spiega Paolo -Negli stessi anni in cui la badessa Masperoni è accusata di voler arricchire la famiglia, e le mettono la lapide infamante, coi soldi della Chiesa papa Sisto IV compra un feudo (Imola) per il nipote Girolamo Riario, cerca addirittura di insediarlo al posto dei Medici a Firenze, con la congiura dei Pazzi. Fa guerre come quella di Ferrara, per ampliare i feudi romagnoli del nipotino, nomina cardinali sei altri nipoti e assegna loro vescovati, abbazie, pensioni, e benefici ecclesiastici a dozzine. Giuliano della Rovere in questo modo prepara il terreno alla sua elezione a papa. Pietro Riario, l’altro nipote amatissimo ha la sventura di morire a soli ventisette anni, altrimenti la lista dei benefici ecclesiastici da lui accumulati sarebbe diventata senz’altro più lunga; di quella che era al punto della sua morte-
-Ordiniamo il conto prima di fare l’elenco dei benefici di Pietro Riario perché è molto lungo-
-Il conto-faccio io, mi tocca pagare, pizze dessert, questo mese vado di nuovo in rosso.
-Subito – fa il cameriere, e mentre controllo l’elenco della consumazione Paolo fa l’elenco dei benefici di Pietro Riario.
- era cardinal di San Sisto, arcivescovo di Firenze, Siviglia, Spalato, di cinque altre sedi vescovili, che ora non ricordo, abate in commenda di ventisette monasteri, dicasi ventisette, beneficiario del reddito di almeno diciannove chiese, ospedali, di innumerevoli pensioni da varie altre istituzione ecclesiastiche. -
-chiese e monasteri in cui lui non ha mai messo piede ovviamente, manco sapeva dov’erano probabilmente, incassava i benefici, e basta-
- Le sue rendite annuali arrivano a 60000 ducati annui, una fortuna per quel tempo-
Recita Paolo come un manuale, in realtà so tutto anch’io della famiglia della Rovere settimana prossima vado a Savona apposta per informarmi, vedere la cappella dipinta dal Foppa, il palazzo della Rovere, la cappella Sistina savonese, nella cattedrale dove sono sepolti i genitori dei papi.  Poi vado in canoa a Bergeggi. Unisco l’utile al dilettevole.
L’elenco dei benefici terminato, siamo usciti. L’Amanda si è allacciata la sua pelliccetta verde. Fa freddo. Il fumo e il fiato si confondono. Paolo si avvolge nel suo cammello da padrone delle ferriere. Io vorrei avere un giubbotto con le maniche, invece di questo salvagente da canoa. Corso Magenta alle nove di sera è una delle strade più deserte della città. I portici idem. Sono tutti agli shopping center, alla freccia Rossa o a casa a guardare la televisione. Nelle foto del dopoguerra il centro era sempre affollato anche di sera, adesso è un cimitero. Mi ricordo mio nonno che veniva a bere il bianco al Frate in piazza Tito Speri. Adesso le osterie popolari tutte sparite, è il caso di dirlo c’è stata una mutazione antropologica del modo di socializzare dal dopoguerra. Eremitismo di massa, soli davanti alla televisione.  Che tristezza!
Ritorniamo per l’ennesima volta in piazza duomo come in un giro dell’oca.
Si, dei della Rovere so tutto anch’io.
- I della Rovere erano una oscura famiglia savonese (cimatori di panni, pescatori, dicono i maligni, tra cui sta in prima fila il Machiavelli), diventano con Papa Sisto una dinastia ducale, duchi di Urbino. Guidobaldo della Rovere ritratto anche lui con il suo bel pacco in bella mostra dal Bronzino, ora ai Pitti.
Guidobaldo della Rovere e il suo bel  pacco (Pitti Firenze)
-Papa Sisto oltre che rubare per i nipoti ha corrotto profondamente l’istituzione della chiesa dal di dentro. Nella testa della gente è rimasta l’immagine dei Borgia, ma secondo me i della Rovere hanno fatto peggio. Soprattutto lui Sisto IV, perché è stato il primo, è stato l’inventore.  È lui l’inventore della vendita delle indulgenze su larga scala. Nel 1476 ha una trovata formidabile, dichiara la possibilità di lucrare le indulgenze non solo per sé stessi, da vivi, ma anche per i morti in purgatorio, di liberare con preghiere e doni alla chiesa, le anime dal purgatorio, di accorciare il tempo di permanenza là in basso. Ovviamente con specifiche tariffe. Prima non si poteva
-un genio finanziario, papa Sisto-
-Con le indulgenze alle anime in purgatorio si inaugura la vendita delle indulgenze su larga scala. E per finalità non solo come dire religiose, ma immobiliari, per rifare le chiese, finanziare le sue guerre, le crociate, Ha dato a tutti cattivo esempio, dopo di lui i papi hanno emesso indulgenze per la rimessione dei peccati come bond obbligazionari legati al recupero patrimoniale del Vaticano, per ricostruire san Pietro, oltre che per le proprie piccole spese, ovvio. Avevano le mani nella cassa! -
-be però ha ragione Orson Wells, se non c’era lui non c’era lui non c’era la Cappella Sistina, san Pietro-
-certo ma quello che noi consideriamo l’apice della bellezza è l’abisso morale della Chiesa! -
-e vabbè! Che moralismo! -


-E quindi è papa Sisto IV che ha sdoganato ufficialmente il Purgatorio. Le Goff ha dimostrato che è un’invenzione medievale, soprattutto letteraria, di Dante, con nessun fondamento biblico o teologico Ma certo per la chiesa è stato un affare. il Purgatorio è stato un affare per la chiesa. Lo è tuttora, anche se non si vedono più le indulgenze in maniera sfacciata-
Siamo di fronte al duomo nuovo.
-Guarda qui-  faccio indicando con mano alla porta santa che è stata decorata per l’anno santo
-stiamo parlando di cinque secoli fa, ma la chiesa traffica tutt’ora con le indulgenze. Lucrare indulgenze è lo scopo dell’anno santo dichiarato da Papa Begoglio-
-Ma non avevano fatto pace con i protestanti e rinunciato alle indulgenze?
-figurati! _
-che cos’è esattamente una indulgenza?
-Appunto lo stavo dicendo.  l’indulgenza è un “condono” il condono del tempo da trascorrere in purgatorio prima di raggiungere la visione di Dio in Paradiso, e da qui l’importanza dell’invenzione del Purgatorio per le indulgenze. In Paradiso e all’inferno le pene o il premio sono a prezzo fisso, nella zona intermedia e di passaggio: il purgatorio, il prezzo è trattabile, come in un suk marocchino, e si possono chiedere degli sconti. si può mercanteggiare con Dio, con la benevola intercessione della Chiesa, la durata della pena con opere buone preghiere e pentimento, in dovuti luoghi e modi-
-  solo la chiesa ha il potere di concedere le indulgenze dei peccati In passato la Chiesa vendeva le indulgenze apertamente per soldi, adesso le dà gratis, i soldi li chiede e prima o poi, o allo stato-
-L’indulgenza è un concetto teologico ripugnante “negoziare con Dio la durata della pena”. Capisco i protestanti che lo rigettano tutt’ora. Un concetto amorale, il “condono” del tempo da trascorrere in purgatorio prima di raggiungere la visione di Dio-
-quindi sono i papi che hanno inventato il concetto di “condono”, cioè l’indulgenza-
-Loro hanno il copyright del concetto di “condono”. E un incentivo a comportarsi male, come i vari condoni Tremonti sugli abusi edilizi degli italiani, dei governi Berlusconi, l’origine del concetto di condono è qui, uno si domanda della corruzione morale degli italiani parte da qui, la Chiesa fa finta di controllare il comportamento sessuale degli italiani, e la corruzione maggiore è far credere che quella è la moralità-.
- sono pienamente d’accordo coi protestanti. Il concetto di indulgenza è profondamente corrotto e fondamento di corruzione-
-Ma perché solo la chiesa può rilasciare le indulgenze, non posso chiederle direttamene e a Dio
-ma sei matto non si può, allora la chiesa cosa ci sta a fare, cosa ci guadagna come intermediaria? -
-Solo la chiesa ha accumulato un tesoro una specie di banca di grazie che viene ridistribuita a chi lo chiede nel dovuto modo. Infatti si dice giustamente lucrare le indulgenze come si lucrano gli interessi di un deposito bancario. Quando si dice il linguaggio, nomina sunt…
-La Chiesa ovviamente è una banca solo per modo dire, per metafora, non è come le banche che non danno niente gratis. – fa l’Amanda ironica
-E però le indulgenze il purgatorio sono un affare perché sono sempre state un incentivo a spendere per i morti ma anche per i vivi, lasciare soldi perché preghino per loro stessi da morti . L’invenzione del purgatorio ha aumentato il numero dei lasciti ala Chiesa, messe, tridui novene in memoriam e  per le anime dei purganti… per te da morto. Da cui le varie eredità lasciate alla chiesa con questo scopo, lucrare sulla paura della gente-
-E a capo di tutta la macchina di vendita di reliquie e indulgenze, esenzioni permessi, sposarsi tra cugini, divorziare, permettere ad un illegittimo di fare carriera ecclesiastica, e tanto altro, a capo di quella  macchina per far soldi che era la Sacra Paenitentiaria Apostolica Papa Sisto ha messo il nipotino Giuliano della Rovere, per vendere  assoluzioni e indulgenze e perdoni per i più efferati delitti a tutta Europa, non c’era niente che non poteva essere perdonato, bastava chiedere e pagare, arrivavano richieste a centinaia e tutto veniva perdonato ad una tariffa specifica, una vera macchina per  stampare soldi. Giiuliano si è arricchito così tanto che ha potuto comprare in seguito il papato-.
-Ma cosa c’entra con la nostra badessa-
-c’entra per dirti che il papa ha rubato molto di più della Badessa per la sua famiglia e per questo l’ha fatta franca, sono solo le bugie colossali che riescono a convincere non le piccole bugie, così come i grandi furti-.
-e non gli hanno ovviamente messo nessuna lapide infamante ma addirittura la cappella Sistina a gloria e ricordo imperituro, una bella differenza-
-E però c’entra per un'altra cosa ancora.  C’entra perché la vendita delle indulgenze e culto delle reliquie, e dei santi, come si sa, vanno a braccetto. Il mercato dei pezzi di cadaveri dei santi, il culto della Madonna. La differenza coi protestanti che provocherà poi lo scisma, è anche qui, la reazione dei tedeschi stanchi di pagare.  E’ sempre papa Sisto IV, è lui responsabile anche di quest’altra invenzione, come ha sdoganato il purgatorio, sdogana ufficialmente anche la Madonna. Papa Sisto   è il papa che legittima finalmente il culto straripante dell’Immacolata, prima non era concesso in modo diciamo così, evidente, i domenicani per esempio erano contrari al culto dell’Immacolata  
-non c’è che dire, un grande sdoganatore, è passato all’incasso, un genio degli affari, ha inaugurato un business milionario che continua tutt’ora, anche questo ovviamente legato a reliquie e indulgenze e santuari, latte e miracoli e apparizioni che continuano tutt’ora.
-È andata così, che mentre toglieva tutto il potere alla badessa e a tante come lei, proprio in quegli anni Sisto della Rovere con due e tre bolle introduce ufficialmente il culto della vergine Maria. (nella disputa tra domenicani, contrari, e francescani, a favore   si è schierato con i francescani, d’altra parte lui era stato generale dei francescani prima di diventare papa) Innalza nell’empireo del quasi divino la madre di Cristo. Legittima e regolamenta finalmente il culto, con festività e uffici rituali appropriati dell’Immacolata. Immacolata nel duplice senso di essere senza peccato originale e vergine “perpetua”, prima durante e dopo il parto, vale dire che il concepimento è avvenuto senza contatto con uccello alcuno, e God forbid, senza godere, e che l’imene è rimasto miracolosamente intatto anche dopo il parto-.
-vergine perpetua prima e dopo  Provato con tutti carismi scientifici, e come diceva Voltaire gli uomini pronti a credere alle assurdità sono pronti a commettere ogni atrocità, vedi le guerre e  le stragi che sono seguite… con la retorica della chiesa in difesa della famiglia, e dell’unione di uomo e donna, mentre in realtà c’è tutta la svalutazione della donna, della sessualità e del rapporto coniugale e l’esaltazione della verginità come valore assoluto e del ruolo subordinato e surrogato della donna. E quindi della posizione gerarchia che hanno i vergini i preti all’interno della chiesa rispetto ai fedeli comuni-
-insomma una sorta di bastone e carota, da una parte la repressione delle donne reali, che avevano potere come la badessa, dall’altra il culto di questa donna miracolosa e consolatrice, immune di qualsia macchia, mite timida ritrosa, soprattutto arrendevole e sottomessa, all’autorità, (ovviamente maschile di un dio barbuto maschio) l’annunciazione è la scena primaria della sottomissione dell’arrendevolezza, lei è fotografata mentre acconsente all’ordine,  dice sì, e dà il  proprio utero in prestito e in affitto al grande evento.-
Non c’era posto su questa terra e nella chiesa per donne che comandavano, a cui i erano sottomessi altri uomini come la nostra badessa ma solo per donne che ubbidivano, si è innalzata al cielo  la grande ubbidiente, per dare l’esempio. È andata così. Deve essere andata così.
Ritorniamo per la terza volta sotto i portici deserti.
Dio che freddo. Accompagniamo l’Amanda in via Veneto, anche Paolo abita da quelle parti dietro il Calini in via Apollonio, e ci saluta in via Battisti.  Amanda Mi porge la guancia. Ma non mi bacia È incazzata tanto per cambiare.  La storia della badessa la deve aver turbata. e io sono tornato a casa mia al Carmine.
Dio che freddo. Deve essere andata così. Mentre gli uomini mettevano in mostra, brandivano il loro potere e il loro uccello come il duca Guidobaldo della Rovere, nipotino del papa, le donne dovevano essere sottomesse umili, castrate, una infibulazione simbolica. E quelle poche potenti rimaste in giro come le badesse, gli hanno tolto tutto il potere magari con la scusa della lapide. Ha ragione l’Amanda. Se dovessero mettere lapidi infamanti per uomini della chiesa che rubavano le strade d’Italia dovrebbe esserne lastricate.
Sì mia badessa, bella, severa, autoritaria, sexy, hai ragione a essere incazzata, se fossi una donna sarei incazzato anch’io solo all’idea, hanno messo al tuo posto la Madonnina infilzata e a te, a te ti hanno fregata, ti hanno fregata.


Immacolata Concezione secondo Pierre et Giles.
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