giovedì 30 aprile 2015

Papa femminista. Pere e patate. L’ambasciatore gay è un satanista e quelli di Charlie Hebdo sono nazisti. Dell’argomentazione capziosa.

Il Papa che si esprime per la parità salariale delle donne ha del ridicolo, e fa il paio con l’affermazione famosa  “chi sono io per giudicare un gay”, puro linguaggio fatico a cui non seguono atti concreti, anzi in contraddizione palese con le condizioni di discriminazione e di arretratezza dello stato del Vaticano e  della Chiesa.  Viene dal pulpito, dal capo di una monarchia medievale, assoluta e maschilista, ( mai visto un sacerdote, un cardinale donna?)   nel cui stato teocratico non sono garantiti i più elementari diritti di pari opportunità e non discriminazione rispetto al lavoro, i divorziati i  gay i conviventi non sono nemmeno assunti e  possono essere licenziati in tronco se scoperti, il Vaticano non fa parte della comunità europea anche perché non ha ratificato la carta europea dei diritti al lavoro. ( il Vaticano ovviamente pullula di omosessuali e adulteri ma  vige la regola borghese, si fa ma non si dice)  
E a proposito ancora incerta è l’accettazione  da parte dello stato del Vaticano,  dell’ambasciatore francese Stefanini, gay dichiarato.
Recentemente abbiamo letto il delizioso articolo di Langone sul Foglio, che terminava con un sublime (e dobbiamo ammetterlo, divertente) paragone /metafora , Stefanini –satanista.
“Com'è possibile che un diplomatico di lungo corso come Stefanini non sia consapevole dei problemi che provoca? Se vuole convincermi di essere cattolico diplomaticamente dichiari che l'aria di Roma gli nuoce alla salute e chieda un'altra sede. In caso contrario mi autorizza a pensare che la vantata frequentazione di chiese abbia scopi diversi dal rendere gloria a Dio: è noto che anche i satanisti sono attirati dagli altari.
Il paragone e sua sorella metafora (che, spiegano le professoresse, è un paragone abbreviato senza il “come”) sono un modo molto violento  di dire che una pera è una patata, e cioè stabilire una equivalenza tra due cose assolutamente diverse, con un salto logico e contro ogni evidenza empirica, in base a una presupposta e non dimostrata qualità comune.
Il linguaggio naturale e la retorica non sono scienze esatte ma si sa, le parole sono pietre (per usare un’altra metafora) pesano e sono efficaci.
Schopenhauer individua 38 modi di aver sempre ragione,  il numero 12 è  metaforizzare: scegliere sempre metafore e similitudini favorevoli alla propria affermazione, introducendo nella definizione ciò che si vuole provare in seguito.




Un altro esempio dalla cronaca odierna:
La scrittrice americana Francine Prose per affermare la propria contrarietà al premio Pen Club degli scrittori assegnato a Charlie Hebdo, dichiara
the First Amendment guarantees the right of the neo-Nazis to march in Skokie, Illinois, but we don’t give them an award.
Il primo emendamento della Costituzione Americana garantisce ai neonazisti di marciare in Skokie (Illinois) ma non gli diamo un premio per questo.
stabilendo un paragone implicito tra nazisti e quelli di Charlie Hebdo, che sono molto più lontani dall’avere qualcosa in comune con i nazisti che non le pere con le patate.
Salman Rushdie li ha definiti «pussies», fighette, facendo il verso a Pirandello, «six authors in search of a bit of a character» (il gioco di parole nasce dal fatto che «character» può significare sia “personaggio” sia “coraggio” e/o “integrità.
Anna Momigliano, in un articolo raccomandabile, analizza tutte le fallace argomentative delle obiezioni di  questi autori che si rifiutano di partecipare alla serata di gala del PEN American Center dove due rappresentanti del Charlie Hebdo riceveranno un premio per la libertà di espressione.

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