martedì 30 ottobre 2012

La misteriosa Moon ha vinto con «Piccole pompe funebri» «MANERBA IN GIALLO». La serata conclusiva

La misteriosa Moon ha vinto con «Piccole pompe funebri» «MANERBA IN GIALLO». La serata conclusiva
Il premio al miglior inedito ritirato dal suo editor Sergio Facchetti

29/10/2012

S'intitola «Piccole pompe funebri. Morte di una travestita al Carmine» ed è stato scritto dalla misteriosa bresciana Mymosa Moon, forse un'ex compagna di lavoro della protagonista: è il libro inedito che si è aggiudicato il primo premio nella seconda edizione di «Manerba in giallo», la cui serata conclusiva si è svolta l'altra sera nell'aula consiliare di palazzo Minerva. L'assessore alla Cultura del Comune, Andrea Nonfarmale, ha introdotto lo scrittore Marco Buticchi, che è stato intervistato da Paola Pasini di «Teletutto» sul volume «La voce del destino». È seguita la proclamazione dei vincitori: Mymosa Moon, attualmente impegnata in Brasile, al «San Paolo Fashion Week», ha delegato il suo editor Sergio Facchetti a ritirare il premio; alle spalle di Moon, menzione d'onore per «I morti della Selva» di Fabrizio Arrighi e «Isola di montagna» di Averaldo Morosi. Per quanto riguarda i libri editi (pubblicati a partire dal 1° gennaio 2011), il primo premio è stato vinto da Matteo Tavazzi con «Sotto la polvere»; menzione d'onore a «Percoco» di Marcello Introna. Il romanzo di Mymosa Moon, spiega Facchetti, «è una piccola epopea dell'altra faccia della città, quella non per bene, il Carmine». Ma cosa racconta Mymosa Moon nel suo libro? «La Mina, travestita di vicolo dell'Angelo, muore lo stesso giorno in cui trovano il cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse - continua Facchetti -. Chi può averla ammazzata? I sospetti convergono su Gennaro, un meridionale venditore di Vaporelle che dice di essere ebreo per sfuggire al razzismo del quartiere; Giovanni, un giovane estremista dalla confusa identità politica e sessuale; il Capitano Omni, che voleva eliminare una testimone delle sue trame». Nel gioco delle identità, in cui ognuno vuole essere altro da sé - uomini che vorrebbero essere donne o prostitute che vorrebbero trasformarsi in signore-bene - si segnala Armando, un piccolo ladro di chiese di campagna che ama travestirsi da ufficiale, millanta di essere un conte e mette bombe su istigazione del capitano Omni, il maestro del falso, il vero camaleonte del potere

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